
Comune cardioprotetto: come si progetta una rete PAD su scala comunale
Comune cardioprotetto: come progettare una rete PAD di defibrillatori, tra densità dei DAE, formazione dei cittadini, 118 e monitoraggio. Guida per amministratori.
Sempre più amministrazioni locali si presentano ai cittadini con la dicitura comune cardioprotetto. Ma che cosa significa, concretamente? Non basta appendere qualche defibrillatore davanti al municipio: un territorio è davvero cardioprotetto quando un cittadino che assiste a un arresto cardiaco, a qualunque ora, può trovare un DAE in pochi minuti, sa che esiste, qualcuno sa usarlo e il sistema di emergenza è in grado di guidarlo. Questo, in sostanza, è il modello PAD (Public Access Defibrillation): la defibrillazione ad accesso pubblico, pensata per essere messa nelle mani di chiunque.
In questa guida vediamo come si progetta una rete di defibrillatori su scala comunale: cosa dice la normativa, come si decide dove collocare i dispositivi, perché la formazione pesa quanto l’hardware e quali esperienze recenti mostrano che il modello funziona anche nei piccoli centri.
Perché serve una rete comunale
Secondo Italian Resuscitation Council (IRC), in Italia si verificano ogni anno circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri, e le probabilità di sopravvivenza si riducono di circa il 10% per ogni minuto senza soccorso. Nei primi minuti, il tempo di arrivo dell’ambulanza non basta da solo: spesso la differenza la fa chi è sul posto.
Per questo il Comune è l’attore naturale della cardioprotezione. Conosce il territorio, gestisce scuole, impianti sportivi, uffici e spazi pubblici, coordina la Protezione civile e la Polizia locale, e può coinvolgere associazioni, commercianti e imprese locali. Una rete comunale ben pensata trasforma tanti dispositivi isolati in un sistema.
Cosa prevede la normativa per un comune cardioprotetto
Il quadro nazionale poggia su due pilastri.
La Legge 4 agosto 2021, n. 116 (Gazzetta Ufficiale n. 193 del 13 agosto 2021) ha previsto la diffusione dei DAE nei luoghi pubblici, ha disciplinato la registrazione dei dispositivi presso le centrali operative del 118, ha stabilito la figura del responsabile del dispositivo e il collegamento al monitoraggio remoto. Ha inoltre riconosciuto agli enti territoriali la possibilità di disciplinare l’installazione di postazioni ad accesso pubblico sul proprio territorio e di incentivarla con misure premiali.
Il Decreto del Ministro della salute 16 marzo 2023 (Gazzetta Ufficiale n. 171 del 24 luglio 2023) definisce criteri e modalità di installazione. Per chi progetta una rete comunale, i punti chiave dell’Allegato A sono questi:
- l’obiettivo è la defibrillazione entro 4-5 minuti dall’arresto cardiaco, con una collocazione che consenta l’uso prima del quarto minuto;
- nei centri abitati la densità ottimale indicata è non inferiore a 2 DAE per km²;
- la collocazione va scelta considerando numero di persone, flussi, superficie e difficoltà di accesso, con un aumento dei dispositivi in caso di grandi eventi o picchi di afflusso;
- i DAE devono essere visibili e accessibili, preferibilmente in teca o su staffa, non in luoghi nascosti né dietro chiusure di sicurezza;
- serve la segnaletica: all’ingresso degli edifici, vicino al dispositivo, lungo i percorsi e sulle planimetrie di emergenza, con simbologia internazionale nei luoghi pubblici;
- va individuato un responsabile del corretto funzionamento, con verifica almeno settimanale di batteria e piastre annotata su registro;
- i DAE vanno collegati al monitoraggio remoto della centrale operativa 118, per conoscere in tempo reale stato e scadenze delle parti deteriorabili.
Il decreto affida inoltre alle Regioni il compito di individuare le aree ad alto afflusso di pubblico e quelle isolate o disagiate, come montagna e piccole isole: un’indicazione preziosa per i Comuni con frazioni e borghi distanti dal centro. [link interno: articolo sulla registrazione del defibrillatore al 118]
Le cinque fasi per progettare una rete PAD comunale
Un progetto di cardioprotezione comunale non si improvvisa. Nella nostra esperienza di consulenza funziona un percorso in cinque passaggi.
1. Mappatura dell’esistente
Il primo errore è partire dagli acquisti. Molti Comuni hanno già DAE sul territorio — in scuole, palestre, farmacie, aziende, associazioni — che però non sono censiti, non sono accessibili fuori orario o hanno piastre e batterie in scadenza. Si parte quindi da un censimento: dove sono, chi li gestisce, se sono registrati al 118, quando scadono i consumabili.
2. Analisi del territorio e dei flussi
Si sovrappongono alla mappa i luoghi di maggior afflusso (piazze, mercati, impianti sportivi, scuole, uffici, stazioni, luoghi di culto), le zone residenziali con popolazione anziana, le frazioni lontane dal centro e i luoghi di eventi stagionali. Il criterio non è “uno per edificio pubblico”, ma la copertura dei 4 minuti: un cittadino deve poter raggiungere un DAE e tornare dalla vittima entro quel tempo.
3. Scelta di dispositivi e postazioni
Gli apparecchi vanno scelti pensando alla gestione, non solo all’acquisto. Le postazioni esterne, accessibili h24, richiedono teche idonee all’esterno, con allarme; quelle interne devono rispettare gli orari di apertura. Per una rete diffusa è sempre più rilevante la connettività: i dispositivi BeneHeart monitorati comunicano autonomamente il proprio stato, così il referente comunale non deve dipendere da controlli visivi che, su decine di postazioni, inevitabilmente si perdono.
4. Formazione dei cittadini e dei first responder
Un defibrillatore usa-e-getta senza persone preparate è una soluzione a metà. Servono corsi BLSD-DAE per Polizia locale, Protezione civile, personale comunale e scolastico, volontari e associazioni, con retraining periodico. Percorsi come quelli di TiFormo, centro di formazione, aiutano a costruire un nucleo di operatori certificati che diventano il presidio umano della rete. Importante: in caso di emergenza anche una persona non formata può usare un DAE seguendo le istruzioni dell’operatore del 118 e del dispositivo stesso, ma la formazione riduce l’esitazione e aumenta la fiducia.
5. Gestione, registrazione e comunicazione
Ogni DAE va registrato presso la centrale operativa competente e aggiornato a ogni variazione. Il Comune nomina un referente, tiene un registro dei controlli, aggiorna la mappa pubblica e comunica ai cittadini dove sono i dispositivi e come comportarsi: la campagna informativa è parte del progetto, non un’appendice.
Esperienze recenti: come lo fanno i Comuni
Gli ultimi mesi offrono esempi utili, di dimensioni molto diverse.
A marzo 2026 il Comune di Padova ha annunciato l’acquisto di 27 nuovi DAE, di cui 16 destinati alle scuole, 3 ai musei comunali e alcuni lungo il Lungargine Scaricatore, nell’ambito del progetto “Padova Città Cardioprotetta”, sostenuto dalla Fondazione Cariparo e da altri partner. Il progetto comprende acquisto, coordinamento delle donazioni private, formazione e manutenzione: un esempio di rete che tiene insieme i tre elementi.
Ad aprile 2026 Treia, nel Maceratese, si è presentata come comune cardioprotetto con cinque defibrillatori distribuiti nelle frazioni, tre già operativi, e con operatori certificati BLSD tra agenti di Polizia locale, volontari di Protezione civile e cittadini, con corsi finanziati dal Comune. È il modello della responsabilità condivisa: dispositivi in punti strategici e persone formate.
A maggio 2026 Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, ha avviato il progetto “Comune Cardioprotetto” con 20 nuovi DAE nelle scuole e nei luoghi pubblici, accessibili h24, una mappa georeferenziata integrata con il 118 e una campagna di sostegno (“Adotta un DAE. Salva una vita”) rivolta a imprese, professionisti e associazioni. Un esempio interessante di come coinvolgere la comunità locale nel progetto, con un obiettivo dichiarato di almeno 25 operatori certificati.
Tre contesti, tre dimensioni, un denominatore comune: il dispositivo da solo non basta, serve una regia.
Gli errori più frequenti
Nelle reti comunali che seguiamo, alcuni errori ricorrono spesso:
- installare i DAE dentro edifici chiusi di notte, dove non sono accessibili quando servono;
- non registrare i dispositivi o non aggiornare i dati dopo uno spostamento;
- dimenticare le scadenze di piastre e batterie, che sono la causa più comune di dispositivi non pronti;
- non formare nessuno, o formare una sola volta senza retraining;
- non comunicare ai cittadini dove sono i DAE e come usarli;
- frammentare la responsabilità tra uffici diversi, senza un referente unico.
Quasi tutti si evitano con un buon progetto iniziale e con una gestione centralizzata.
Domande frequenti
Cosa significa “comune cardioprotetto”?
Non esiste una certificazione nazionale unica: la definizione indica un Comune che ha realizzato una rete di defibrillatori accessibili sul territorio, registrati al 118, con persone formate all’uso e una gestione organizzata delle manutenzioni e dei controlli.
Quanti defibrillatori servono in un comune?
Il decreto del 16 marzo 2023 indica una densità ottimale non inferiore a 2 DAE per km² nei centri abitati, con l’obiettivo di defibrillare entro 4-5 minuti. Il numero reale dipende da flussi, morfologia del territorio e luoghi sensibili: per questo serve un’analisi caso per caso.
Chi può usare un defibrillatore pubblico?
Chiunque, in caso di emergenza, seguendo le istruzioni vocali del dispositivo e quelle dell’operatore del 118. Il corso BLSD-DAE è comunque consigliato per acquisire sicurezza e per chi opera professionalmente o come volontario.
Chi è responsabile del DAE installato dal Comune?
La Legge 116/2021 e il decreto del 2023 prevedono l’individuazione di un responsabile del corretto funzionamento del dispositivo e dell’informazione all’utenza, con verifiche periodiche annotate su registro.
Da dove partire
Una rete comunale è un progetto di medio periodo che si costruisce per tappe: mappatura, analisi del territorio, scelta delle postazioni, formazione, gestione. Chi lo affronta con una visione d’insieme ottiene più protezione con meno dispositivi, e soprattutto una rete che continua a funzionare nel tempo. Distribuzione Defibrillatori accompagna Comuni, scuole e imprese con la consulenza di Simona Buono, dalla valutazione del territorio al monitoraggio dei dispositivi. Se la vostra amministrazione sta valutando un progetto di cardioprotezione, contattateci per un primo confronto, senza impegno.
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