Defibrillatore DAE dentro una teca a bordo campo in un impianto sportivo durante l'allenamento di una società sportiva dilettantistica
Normativa

Defibrillatore obbligatorio nelle società sportive: decreto Balduzzi, ASD e BLSD nel 2026

8 min di lettura — Distribuzione Defibrillatori

Defibrillatore obbligatorio nelle società sportive: cosa dice il decreto Balduzzi, chi è escluso e come mettere in regola ASD e SSD, gare e allenamenti.

In Italia ogni anno si verificano tra i 45.000 e i 60.000 arresti cardiaci extra-ospedalieri e il tasso di sopravvivenza resta intorno al 6-8% (fonte: Italian Resuscitation Council – IRC). Quando la defibrillazione avviene entro i primi 3-5 minuti dal collasso, però, la probabilità di sopravvivenza per i ritmi defibrillabili può salire fino al 50-70%. È un dato che negli impianti sportivi assume un peso particolare: proprio lo sforzo fisico intenso può rendere più probabile un evento cardiaco improvviso, anche in persone giovani e apparentemente sane. Per questo il defibrillatore obbligatorio nelle società sportive non è un adempimento burocratico, ma un tassello concreto della catena della sopravvivenza.

In questo articolo facciamo chiarezza su cosa prevede la normativa aggiornata al 2026: quali associazioni e società sono obbligate a dotarsi di un DAE, chi è escluso, cosa è cambiato tra gare e allenamenti con la Legge 116/2021 e quali sono, nel concreto, le responsabilità di ASD e SSD.

Defibrillatore obbligatorio nelle società sportive: cosa dice il decreto Balduzzi

Il punto di partenza è il Decreto del Ministero della Salute del 24 aprile 2013, noto come "decreto Balduzzi", dal titolo "Disciplina della certificazione dell'attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l'utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita" (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 20 luglio 2013).

È stato questo decreto a introdurre per la prima volta l'obbligo, a carico delle società e associazioni sportive — non solo professionistiche ma anche dilettantistiche — di dotarsi di un defibrillatore semiautomatico esterno (DAE) e di personale formato al primo soccorso. Dopo diverse proroghe e i chiarimenti del decreto del 26 giugno 2017, l'obbligo è pienamente in vigore dal 1° luglio 2017 per tutte le società sportive, professionistiche e dilettantistiche.

La logica della norma è semplice: dove si pratica sport in modo organizzato, il rischio di arresto cardiaco improvviso non è trascurabile, e un dispositivo salvavita immediatamente disponibile — con qualcuno che sappia usarlo — può fare la differenza tra la vita e la morte nei minuti che contano.

Chi è obbligato e chi è escluso

Non tutte le realtà sportive rientrano allo stesso modo nell'obbligo. Le linee guida individuano un perimetro preciso.

Sono tenute a garantire la presenza di un DAE a norma e funzionante:

  • le società e le associazioni sportive dilettantistiche (ASD) e le società sportive dilettantistiche (SSD) che praticano una delle discipline sportive riconosciute dal CONI;
  • di conseguenza, ogni impianto sportivo in cui queste attività si svolgono deve essere dotato di un defibrillatore semiautomatico o di un modello più avanzato.

Sono invece escluse dall'obbligo:

  • le ASD che praticano attività sportiva al di fuori di un impianto sportivo;
  • le associazioni in cui si praticano esclusivamente attività a ridotto impegno cardiocircolatorio, come bocce, freccette, bowling, dama e altre discipline indicate dall'articolo 5, comma 3 del decreto.

In pratica, la maggior parte delle ASD e SSD è tenuta a rispettare l'obbligo. E attenzione: la sola presenza del dispositivo appeso al muro non basta ad assolverlo. La norma richiede un sistema organizzato di gestione, formazione e manutenzione, di cui la teca con il DAE è solo la parte più visibile.

Gare e allenamenti: cosa è cambiato con la Legge 116/2021

Uno degli aspetti che genera più dubbi riguarda il "quando". Nella formulazione iniziale, l'obbligo era pensato soprattutto in relazione alle gare e alle competizioni. È intervenuta poi la Legge 4 agosto 2021, n. 116 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 194 del 13 agosto 2021) a rafforzare e ampliare il quadro.

Come chiarito anche dalle indicazioni istituzionali ribadite all'inizio del 2026, la Legge 116/2021 integra il decreto Balduzzi rendendo obbligatoria la presenza del DAE e di personale addestrato durante l'esercizio dell'attività sportiva, anche di allenamento e non solo agonistica. Tradotto: un defibrillatore pronto all'uso e una persona formata devono esserci non soltanto la domenica della partita, ma anche durante le sedute di allenamento infrasettimanali.

La stessa legge ha inoltre avviato un piano pluriennale di diffusione dei DAE nei luoghi pubblici e molto frequentati, incluse le società sportive che utilizzano impianti sportivi pubblici. Il quadro è stato poi completato dal DPCM 23 ottobre 2024 (pubblicato in GU n. 285 del 5 dicembre 2024), che adotta un programma di durata quinquennale per la diffusione e l'utilizzo dei defibrillatori: un programma in piena fase di attuazione nel 2026, che spinge verso reti di cardioprotezione sempre più capillari e monitorate.

Le responsabilità concrete di ASD e SSD

Avere il DAE è il primo passo, non l'ultimo. Ecco cosa la normativa mette effettivamente in capo alla società sportiva.

  • Dispositivo a norma e funzionante. L'associazione deve verificare che, in corrispondenza degli eventi e delle attività sportive, sia presente un defibrillatore conforme e realmente operativo.
  • Personale formato presente. Deve esserci almeno una persona addestrata all'uso del DAE, individuata tra collaboratori idonei e realmente presenti durante l'attività. Il numero di persone da formare va commisurato all'organizzazione e alla collocazione del dispositivo.
  • Un referente responsabile. Va individuata una persona incaricata di verificare, a intervalli regolari, il corretto funzionamento del defibrillatore.
  • Segnaletica e informazione. L'ubicazione del DAE deve essere segnalata con appositi cartelli e comunicata a chi frequenta l'impianto, così che tutti sappiano dove trovarlo.
  • Manutenzione tracciata. L'onere di acquisto e manutenzione è a carico della società, che deve mantenere il dispositivo in perfetta efficienza nel tempo.

Un aspetto utile per le realtà più piccole: quando più ASD o SSD condividono lo stesso impianto sportivo, è possibile associarsi per rispettare l'obbligo, acquistando e gestendo il DAE in modo condiviso — per esempio demandando la manutenzione al gestore dell'impianto. Una soluzione che alleggerisce i costi e la gestione, senza abbassare il livello di sicurezza.

Il personale formato: il corso BLSD-DAE

La formazione richiesta è quella del corso BLSD-DAE (Basic Life Support and Defibrillation), che deve essere erogata da centri di formazione accreditati dalla propria Regione. Il corso insegna a riconoscere l'arresto cardiaco, allertare il 118, eseguire una rianimazione cardiopolmonare efficace e utilizzare correttamente il defibrillatore. La certificazione ha una validità limitata nel tempo e va rinnovata con il retraining periodico.

Per una società sportiva, formare più di una persona non è un eccesso di zelo: garantisce che ci sia sempre qualcuno pronto a intervenire, anche in caso di assenze o turnover dei volontari.

Manutenzione e DAE monitorato

Un defibrillatore vale come strumento salvavita solo se funziona nel momento dell'emergenza. Le piastre e la batteria hanno scadenze precise, e il decreto prevede controlli periodici documentati. Negli impianti sportivi, dove i volontari cambiano e i tempi sono compressi, un DAE monitorato da remoto — che segnala automaticamente lo stato di batteria, elettrodi e prontezza operativa — riduce il rischio di trovarsi con un dispositivo non funzionante proprio quando serve.

Prevenzione e DAE: due linee di difesa, non una

L'Italia è uno dei pochi Paesi al mondo in cui lo screening medico-sportivo annuale è obbligatorio per gli atleti agonisti: un modello attivo fin dagli anni '80 che, attraverso visita, ECG e prova da sforzo, individua ogni anno soggetti a rischio che altrimenti non saprebbero di esserlo. Studi condotti su decine di migliaia di giovani atleti confermano che una quota, seppur ridotta, presenta condizioni cardiovascolari potenzialmente pericolose.

La prevenzione, però, non azzera il rischio. L'arresto cardiaco improvviso può colpire anche chi ha superato tutti i controlli. Per questo il certificato medico e il defibrillatore non sono alternativi, ma complementari: il primo riduce la probabilità dell'evento, il secondo permette di rispondere efficacemente quando l'evento, nonostante tutto, si verifica. Una società sportiva che vuole davvero proteggere atleti, tecnici e pubblico deve presidiare entrambi i fronti.

Domande frequenti

La mia ASD pratica sport all'aperto, fuori da un impianto: devo comunque avere il defibrillatore? Le linee guida escludono dall'obbligo le ASD che praticano attività sportiva al di fuori di un impianto sportivo. Resta comunque fortemente raccomandato dotarsi di un DAE e di personale formato: sul piano della sicurezza e della responsabilità, la disponibilità di un dispositivo salvavita fa sempre la differenza.

Basta comprare il defibrillatore per essere in regola? No. Oltre al dispositivo a norma servono personale formato al BLSD-DAE presente durante gare e allenamenti, un referente che ne verifichi il funzionamento, la segnaletica e la manutenzione documentata. È l'insieme di questi elementi a soddisfare l'obbligo.

Chi paga il defibrillatore, la società o il gestore dell'impianto? L'onere di acquisto e manutenzione è in capo alla società sportiva. Quando più ASD o SSD condividono lo stesso impianto, però, è possibile associarsi e gestire il DAE in modo condiviso, riducendo costi e adempimenti.

Il defibrillatore serve solo durante le partite? No. Con la Legge 116/2021 la presenza del DAE e di personale addestrato è richiesta durante l'attività sportiva in generale, allenamenti compresi, e non soltanto nelle competizioni ufficiali.

Mettere in regola la tua società sportiva, con metodo

Tra decreto Balduzzi, Legge 116/2021 e programmi regionali in evoluzione, per una ASD o SSD non è sempre facile capire cosa fare e in che ordine. La cardioprotezione, però, non è un modulo da compilare: è un sistema fatto di dispositivo giusto, persone formate, manutenzione affidabile e procedure chiare.

È l'approccio con cui Distribuzione Defibrillatori affianca le realtà sportive: reti di cardioprotezione monitorate, defibrillatori BeneHeart sempre operativi e formazione erogata attraverso il centro TiFormo, per costruire attorno all'impianto una vera comunità che sa intervenire — nello spirito di IRComunità. Le società che sono anche datori di lavoro possono inoltre valutare i canali di finanziamento dedicati alla prevenzione [link interno: articolo sul Fondo e gli incentivi 2026 per defibrillatori].

Se guidi una società sportiva e vuoi capire come mettere in regola il tuo impianto senza sorprese, la consulenza di Simona Buono e del team DDD parte dalla tua situazione reale per costruire la soluzione più adatta. Contattaci per una consulenza dedicata alla tua ASD o SSD.

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