
Defibrillatore a scuola: obblighi, DPCM 2024 e formazione BLSD nel 2026
Defibrillatore a scuola: cosa prevede la Legge 116/2021, il DPCM 23 ottobre 2024 e come organizzare la formazione BLSD per docenti, ATA e studenti.
In Italia ogni anno si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extra-ospedalieri e il tasso di sopravvivenza resta intorno al 6-8%, contro una media europea poco superiore (fonte: Italian Resuscitation Council – IRC). Quando però la defibrillazione avviene entro 3-5 minuti dal collasso, la probabilità di sopravvivenza per i ritmi defibrillabili può salire fino al 50-70%. È il motivo per cui il defibrillatore a scuola è diventato uno dei nodi centrali della cardioprotezione pubblica italiana, sia per ragioni cliniche sia per ragioni normative.
Tra la Legge 4 agosto 2021, n. 116, il decreto attuativo del 16 marzo 2023 e il più recente DPCM 23 ottobre 2024 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 285 del 5 dicembre 2024), nel 2026 ogni dirigente scolastico si trova davanti a un quadro di responsabilità chiaro: dotarsi di un DAE, formare il personale e introdurre la cultura della rianimazione cardiopolmonare tra gli studenti. In questo articolo ricostruiamo cosa dicono le norme, cosa sta cambiando e come muoversi in modo concreto, evitando errori che possono pesare sulla responsabilità della scuola e sulla sicurezza di chi la vive ogni giorno.
Defibrillatore a scuola: il quadro normativo aggiornato al 2026
Il punto di partenza è la Legge 4 agosto 2021, n. 116, che ha esteso in modo significativo la diffusione dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni (DAE) nei luoghi pubblici. L'articolo 1 cita esplicitamente, tra le strutture prioritarie:
- sedi di pubbliche amministrazioni con almeno 15 dipendenti e servizi aperti al pubblico, con priorità per le scuole di ogni ordine e grado e per le università;
- aeroporti, stazioni ferroviarie e marittime, porti;
- mezzi di trasporto, secondo le modalità del decreto attuativo del 16 marzo 2023.
La Legge 116/2021 non si limita al posizionamento dei dispositivi, ma introduce due principi di sistema che riguardano direttamente il mondo scolastico: l'obbligo di formare docenti, personale ATA e studenti alle manovre di rianimazione cardiopolmonare di base e l'idea che le scuole siano nodi attivi della rete di cardioprotezione del territorio.
A completare il quadro è arrivato il DPCM 23 ottobre 2024 (pubblicato in GU n. 285 del 5 dicembre 2024), che adotta un programma pluriennale di durata quinquennale per la diffusione e l'utilizzo dei DAE. Il DPCM individua gli ambiti prioritari (con le scuole in primissima linea), definisce i criteri di installazione e fissa l'obiettivo operativo che orienta l'intera rete: garantire una defibrillazione entro 3-5 minuti dal momento dell'arresto.
A livello locale, entro il 31 marzo 2026 le Regioni hanno trasmesso al Ministero della Salute una relazione sullo stato di attuazione del piano. Da quelle relazioni stanno emergendo differenze importanti tra territori: ed è proprio nella forbice tra "DAE installati" e "DAE realmente utilizzabili in emergenza" che si gioca la sfida del prossimo biennio.
Il dirigente scolastico è il datore di lavoro: cosa significa
Sul piano della responsabilità, la chiave di lettura non è solo la Legge 116/2021, ma anche il D.Lgs. 81/2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Per la scuola, infatti, il dirigente scolastico è il datore di lavoro: è il soggetto chiamato a effettuare la valutazione dei rischi, designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, organizzare il primo soccorso e formare i lavoratori.
Tradotto in pratica, in materia di defibrillatore a scuola, il dirigente deve:
- assicurare la presenza di un DAE adeguato e correttamente posizionato, con accesso il più possibile rapido per chi presta soccorso;
- individuare un soggetto responsabile del corretto funzionamento del DAE, incaricato di verificare batterie, elettrodi e scadenze;
- garantire un numero adeguato di personale formato al BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) tra docenti e ATA;
- comunicare la presenza del DAE alla centrale operativa del 118 (oggi NUE 112 in molte Regioni) entro 60 giorni dall'installazione, con coordinate, modello e orari di accessibilità;
- inserire la gestione dell'emergenza cardiaca nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e nel piano di emergenza interno.
Trascurare uno di questi passaggi non è solo un problema formale: in caso di evento avverso, la mancanza di un piano coerente — DAE presente ma scaduto, personale non formato, posizione non segnalata — può configurare profili di responsabilità in capo al dirigente.
La formazione BLSD: cosa cambia per docenti, ATA e studenti
La Legge 116/2021 ha messo nero su bianco un principio che la comunità scientifica chiede da decenni: la rianimazione cardiopolmonare deve diventare patrimonio culturale comune, a partire dai banchi di scuola. Il DPCM 23 ottobre 2024 ribadisce che il programma di formazione include addestramento teorico e pratico al BLSD, comprendendo anche le manovre pediatriche dove necessario.
Nel 2026 questo significa per le scuole costruire tre livelli di formazione integrati:
1. Personale scolastico (docenti e ATA). I corsi BLSD per non sanitari sono normati a livello regionale, hanno generalmente durata di 5 ore e prevedono un retraining ogni 24 mesi. È buona prassi formare un numero di persone sufficiente a coprire tutti i turni e i plessi: la regola pratica è "in ogni momento della giornata scolastica ci deve essere almeno una persona BLSD in grado di intervenire entro pochi minuti".
2. Studenti. La legge prevede l'introduzione, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, di percorsi formativi sulle manovre salvavita. Anche solo due ore di rianimazione cardiopolmonare all'anno dai 12 anni in su, secondo le evidenze raccolte dall'IRC, possono produrre effetti significativi sulla sopravvivenza nei prossimi decenni, perché creano una popolazione di soccorritori laici. È la logica del modello "Kids Save Lives" promosso dall'European Resuscitation Council.
3. Cultura della cardioprotezione. Oltre alla formazione tecnica, serve un lavoro educativo trasversale: dove si trova il DAE, come si chiama il 112, cosa fare nei primi 60 secondi. Iniziative come la campagna "MI stai a cuore" del Ministero dell'Istruzione e del Merito si muovono proprio in questa direzione.
Nella nostra esperienza, le scuole che ottengono i risultati migliori non sono quelle che organizzano "il corso BLSD una tantum", ma quelle che integrano il defibrillatore nella vita quotidiana dell'istituto: simulazioni periodiche, segnaletica visibile, ruoli definiti.
Quale DAE scegliere per una scuola
Il DAE adatto a una scuola non è "il più tecnologico in assoluto", ma quello che funziona meglio nel contesto reale di un istituto: persone non sanitarie, livelli di stress alto, presenza di bambini, ambienti diversi (palestra, cortile, laboratori).
Tre criteri guidano la scelta:
- Semplicità d'uso e guida vocale chiara, anche in italiano, per chi non è un soccorritore esperto.
- Funzione pediatrica integrata o piastre dedicate, perché la scuola accoglie bambini di ogni età e l'eventualità di un soccorso pediatrico va prevista.
- Robustezza, autocontrollo periodico e teca adeguata, in grado di proteggere il dispositivo da urti, polveri e variazioni di temperatura, soprattutto se collocato in spazi aperti o palestre.
I dispositivi della linea BeneHeart sono progettati per scenari in cui chi soccorre non è un sanitario: guida vocale, modalità adulto/pediatrico, autocontrollo quotidiano e segnali di stato visibili anche a distanza. Su questa base si costruisce poi la rete attorno al dispositivo: segnaletica, mappatura sul sistema 112, manutenzione programmata, formazione continua.
Dal singolo DAE alla rete di cardioprotezione scolastica
Un singolo defibrillatore appeso al muro non è una rete di cardioprotezione: è un buon punto di partenza. La vera differenza la fanno tre elementi che spesso vengono trascurati nei progetti scolastici.
Il primo è la mappatura. Un DAE non comunicato al sistema 112 e non noto al territorio non viene utilizzato dai soccorritori laici esterni. Le centrali operative possono guidare un passante al DAE più vicino solo se quel DAE è registrato, geolocalizzato e con orari aggiornati.
Il secondo è la manutenzione. Batterie ed elettrodi hanno scadenze precise. Un DAE scaduto non è solo inutile: in alcuni casi può essere oggetto di contestazione formale in sede ispettiva.
Il terzo è la comunità che ruota attorno al dispositivo. È la logica della IRComunità, il modello cui DDD lavora insieme a scuole, Comuni, parrocchie e associazioni: defibrillatori sempre accessibili, persone formate distribuite sul territorio, monitoraggio continuo dello stato dei dispositivi. La scuola diventa così non solo "luogo che ospita un DAE", ma nodo di cardioprotezione del quartiere: accessibile alla cittadinanza nelle fasce serali, integrata con eventi sportivi, mappata sul sistema 112.
È un cambio di prospettiva importante per i dirigenti scolastici: la cardioprotezione smette di essere un adempimento e diventa un'opportunità di radicamento dell'istituto sul territorio.
Domande frequenti sul defibrillatore a scuola
Tutte le scuole sono obbligate ad avere un defibrillatore? La Legge 116/2021 inserisce le scuole di ogni ordine e grado tra le strutture prioritarie per l'installazione dei DAE nelle PA con almeno 15 dipendenti. A questo si aggiunge l'obbligo derivante dal D.Lgs. 81/2008, che impone una valutazione dei rischi adeguata e misure di primo soccorso coerenti. In pratica, oggi non avere un DAE in una scuola è una scelta difficile da motivare.
Chi è responsabile del DAE in una scuola? Il dirigente scolastico, in qualità di datore di lavoro, è responsabile della presenza, della manutenzione e della corretta organizzazione del DAE. Può individuare un soggetto interno (RSPP, addetto al primo soccorso, referente sicurezza) cui delegare i controlli operativi, restando però titolare della responsabilità complessiva.
Quante persone vanno formate al BLSD? Non esiste un numero unico nazionale. Il criterio è funzionale: deve essere garantita la presenza di personale formato durante tutto l'orario di apertura, in tutti i plessi e in tutte le attività significative (palestra, gite, attività pomeridiane). In molte realtà si lavora con un rapporto di un addetto BLSD ogni 50-80 persone presenti, ma il dato va calibrato sul contesto reale.
Gli studenti possono usare un DAE? Sì. Il DAE è progettato per essere utilizzato anche da non sanitari, compresi gli studenti delle scuole secondarie. La formazione è esattamente lo strumento che li mette in condizione di farlo in sicurezza, ed è uno dei pilastri della cultura della cardioprotezione introdotta dalla Legge 116/2021.
Da dove partire
Tra Legge 116/2021, DPCM 2024 e relazioni regionali del 31 marzo 2026, il messaggio per chi guida una scuola è chiaro: il defibrillatore a scuola non è più un "di più", è un asset strategico di sicurezza. Ma il valore non si misura nel possesso del dispositivo, bensì nella rete che gli si costruisce attorno: scelta tecnica corretta, formazione capillare, manutenzione continua, integrazione con il 112.
Per i dirigenti scolastici che vogliono costruire un progetto solido — coerente con le norme e capace di durare nel tempo — la consulenza dedicata di Simona Buono e del team DDD offre un percorso su misura: analisi dell'istituto, scelta del modello BeneHeart più adatto, piano di formazione BLSD attraverso TiFormo, integrazione nella rete IRComunità del territorio. Contattaci per una valutazione gratuita: il primo passo è capire dove serve davvero un DAE nella tua scuola e come renderlo parte viva della comunità.
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